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Vendemmia 2017

E se l’annata 2017 non fosse tutta da buttare? – Ecco le impressioni del nostro enologo Emiliano Falsini.

La vendemmia 2017 è ormai giunta a metà del suo corso e ci sembra interessante condividere con voi alcune riflessioni sull’anno appena trascorso e su quali saranno i suoi frutti.
Il 2017 è stata una stagione strana che però saprà sorprenderci…  così ci spiega il nostro enologo Emiliano Falsini!
Non potevamo lasciare la parola ad esperto migliore…
Impressioni sull’annata 2017 
Negli ultimi giorni credo che questo motivo rimbalzi nella testa e nel cuore di molti winelovers e sopratutto nell’animo dei produttori di vino.
Oramai siamo oltre il giro di boa e nel mio girovagare da nord a sud mi sento confortato dai primi assaggi in cantina e dalle passeggiate nei vigneti dove ancora l’uva deve essere raccolta.
Ho letto con stupore e, non lo nego con una certa preoccupazione, le prime fatidiche previsioni vendemmiali a fine Agosto in cui si parlava di qualità scadente e di parametri analitici particolari. Tutto questo inizialmente mi ha lasciato piuttosto basito e sconfortato, ma girando per i vigneti e assaggiando i primi mosti ho capito che, come ogni anno, sono le varietà, la gestione agronomica, le attenzioni in vigna e cantina e la sensibilità del vinificatore a fare la differenza.

 

Le generalizzazioni lasciano il tempo che trovano e servono solo a riempire pagine del web e di giornali che altrimenti rimarrebbero vuote, per questo ho sempre pensato che per aiutare i produttori a fare vino devo andare in vigna e capire realmente quali sono le peculiarità delle singole varietà, dei vigneti e di come esaltare al massimo quelle uve.

 

Il parallelismo con la torrida annata 2003
Il parallelismo con l’annata 2003 (almeno nel centro Italia) non regge! Niente di paragonabile, l’andamento climatico è stato completamente diverso: il caldo nel 2003 arrivò fortissimo in piena estate dopo una primavera piovosa, senza contare che venivamo dall’annata 2002, tristemente nota per le piogge. Molti viticoltori temendo un nuovo 2002 operarono in vigna pensando ad un’altra annata piovosa, in molti casi fu un mezzo disastro: mi ricordo sfogliature selvagge ed uve appassite e fortemente bruciate dal sole. Quest’anno è completamente diverso, le piante hanno subito una stagione siccitosa fin dall’inverno, le viti come mi ha confermato in un incontro il Prof. Scienza, paradossalmente si sono, nei limiti del possibile, adattate alla penuria di acqua, difficilmente quest’anno ho visto vigneti con pareti fogliari bruciate o secche, le piante hanno ridotto fin dall’inizio il loro fabbisogno idrico adattandosi a questa particolare condizione climatica.
È entrata poi in gioco la sempre maggior sensibilità dei viticoltori, le sfogliature, le cimature, le lavorazioni del terreno e tutte quelle pratiche agronomiche che possono migliorare la gestione del vigneto sono state in molti casi il valore aggiunto per avere ottime uve anche nel 2017.
Le rese produttive dell’annata 2017
Solo di una cosa ero convinto a metà Agosto e sono più convinto adesso: la vendemmia 2017 passerà alla storia come una annata di scarsissima produzione. Non ho mai creduto ad una previsione di un calo del 20% ma realisticamente potremmo arrivare ad un calo del 40% rispetto alla 2016. Le gelate primaverili hanno avuto effetti sia diretti, con la distruzione di interi vigneti in alcune aree, che indiretti, condizionando la formazione e la fioritura dei grappoli; poi il caldo ha ridotto il peso medio degli acini con conseguente abbassamento del peso dei grappoli.
Come spesso succede nelle annate calde, con molta probabilità sono le varietà precoci internazionali come Chardonnay, Sauvignon Blanc e Merlot ad aver sofferto maggiormente il caldo e la siccità, essendo a maturazione precoce sono arrivate a maturare in un periodo dove per mancanza di acqua molte uve sono state raccolte anche se necessitavano di una maturazione fenolica e migliore.
 
Le varietà autoctone tardive hanno retto meglio
Le varietà autoctone a maturazione tardiva sono, a mio avviso, quelle che hanno risposto meglio, fra queste includo il Sangiovese, il Canaiolo, il Sagrantino, il Trebbiano Spoletino, il Nebbiolo, il Montepulciano, l’Aglianico, il Greco, il Nerello Mascalese e il Nero D’Avola. La maggior parte di queste uve deve ancora essere raccolta ed è evidente il cambio di passo dei vigneti dopo le piogge della prima settimana di Settembre. Il cambio in questi ultimi giorni è evidente, adesso con temperature notturne basse e umidità le uve stanno completando sia la maturazione zuccherina che fenolica ed aromatica.
L’irrigazione
Discorso a parte meritano i vigneti dotati di irrigazione che in annate come questa hanno un valido alleato nel contrasto dello stress idrico. L’irrigazione definita di soccorso è, a mio avviso un concetto arcaico e superato, fermo restando la siccità in certe zone e l’aspetto sociale, occorre secondo me oltrepassare questo concetto e rendere possibile l’irrigazione fin dall’inizio del ciclo vegetativo. In molte denominazioni si parla di irrigazione di soccorso, in annate come questa irrigare a Luglio serve a pochissimo.Chi ha irrigato in maniera preventiva ha prodotto meglio e di più.
La 2017 come spunto di riflessione importante per la viticoltura del futuro in Italia
Oggi abbiamo possiamo contare sui molti strumenti che la scienza ci mette a disposizione ed occorre riflettere su dove la viticoltura deve andare e che stile di vino andremo a fare. Portainnesti, varietà, cloni, gestione del vigneto, pratiche agronomiche e tecniche di cantina, forse questa 2017 segnerà un punto epocale di svolta nell’interpretazione del nostro settore e ci farà ancora una volta riflettere su quanta sensibilità e attenzione occorre per produrre ottimi vini. Di una cosa sono comunque certo: la vendemmia 2017 ci insegnerà moltissimo per la gestione del vigneto e delle pratiche di cantina e ci regalerà anche ottimi vini. 

Simone

 

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